CENTRODESTRA LIBERALE MODENESE

CENTRODESTRA LIBERALE MODENESE
ARIA NUOVA NELLA PROVINCIA DI MODENA

giovedì 3 agosto 2017

IN HOC SIGNO

Cari amici,
a completamento dell’invio del mese scorso vi proponiamo oggi, quali spunti di riflessione, le citazioni della seconda delle due lezioni dell’avvocato modenese Paride Casini, responsabile della Regione Emiliana di Alleanza Cattolica, sul tema del lavoro: «Il lavoro come paradigma antropologico della attività economica e della vita sociale e politica».
Come sempre di entrambe le lezioni è disponibile l’audio in formato .mp3 dietro semplice richiesta.
Vi annunciamo che il prossimo seminario della Scuola di Educazione Civile sul tema dei centenari del ’17 si terrà sabato 30 settembre ed avrà per argomento «1917-2017. A 100 anni dalla Rivoluzione di Ottobre. “La Russia spargerà i suoi errori nel mondo”». Segnatevi la data!
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  1. Nella Parola della divina Rivelazione è iscritta molto profondamente questa verità fondamentale, che l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, mediante il suo lavoro partecipa all’opera del Creatore, ed a misura delle proprie possibilità, in un certo senso, continua a svilupparla e la completa, avanzando sempre più nella scoperta delle risorse e dei valori racchiusi in tutto quanto il creato. Questa verità noi la troviamo già all’inizio stesso della Sacra Scrittura, nel Libro della Genesi, dove l’opera stessa della creazione è presentata nella forma di un “lavoro” compiuto da Dio durante i “sei giorni”, per “riposare” il settimo giorno. […]. Questa descrizione della creazione, che troviamo già nel primo capitolo del Libro della Genesi, è, al tempo stesso, in un certo senso il primo “Vangelo del lavoro”. Essa dimostra, infatti, in che cosa consiste la sua dignità: insegna che l’uomo lavorando deve imitare Dio, suo Creatore, perché porta in sé – egli solo – il singolare elemento della somiglianza con lui. L’uomo deve imitare Dio sia lavorando come pure riposando, dato che Dio stesso ha voluto presentargli la propria opera creatrice sotto la forma del lavoro e del riposo. [Giovanni Paolo II, Enc. Laborem exercens, 14.9.1981, § 25].

  1. Civiltà e casta. Una civiltà superiore vuole due distinte caste: chi lavora e chi ozia o, con espressione più forte, la casta del lavoro forzato e la casta del lavoro libero. […] La mia utopia. Il lavoro andrebbe affidato a chi ne soffre meno, a chi è meno sensibile. [Friedrich Wihelm Nietzsche, Umano, troppo umano, Aforismi n. 439 e n. 462].

  1. Esiste un solo problema, uno solo sulla terra. Come ridare all’umanità un significato spirituale, suscitare un’inquietudine dello spirito. È necessario che l’umanità venga irrorata dall’alto e scenda su di lei qualcosa che assomigli a un canto gregoriano. [...] Non si può continuare a vivere occupandosi soltanto di frigoriferi, politica, bilanci e parole crociate. Non e possibile andare avanti così. [Antoine de Saint Exupéry].

  1. Muovendoci sulla linea tracciata dai nostri predecessori, noi pure riteniamo che sia legittima nei lavoratori l'aspirazione a partecipare attivamente alla vita delle imprese, nelle quali sono inseriti e operano. Non è possibile predeterminare i modi e i gradi di una tale partecipazione, essendo essi in rapporto con la situazione concreta che presenta ogni impresa: situazione che può variare da impresa a impresa, e nell'interno di ogni impresa è soggetta a cambiamenti spesso rapidi e sostanziali. Crediamo però opportuno richiamare l'attenzione sul fatto che il problema della presenza attiva dei lavoratori esiste sempre, sia l'impresa privata o pubblica: e, in ogni caso, si deve tendere a che l'impresa divenga una comunità di persone nelle relazioni, nelle funzioni e nella posizione di tutti i suoi soggetti. [Giovanni XXIII, Mater et Magistra, 15.5.1961, § 78].

  1. San Benedetto nel motto Ora et labora ci insegna in un modo molto convincente che solo l’armonioso intrecciarsi di queste due forme di attività, corrispondenti alle due sfere dell’esistenza umana, quella spirituale e quella corporale, garantisce la felicità sia delle singole persone sia delle comunità. La sintesi del pregare e del lavorare, cioè dello spirituale e del corporale, dell’interiore e dell’esteriore, aiuta l’uomo a vivere armoniosamente con Dio e con gli uomini. Ora  vuol dire: esprimi te stesso con tutta la sincerità e l’umiltà davanti a Dio, ascoltalo, rimani unito a Lui e sii fedele ai suoi comandamenti. Labora vuol dire: esci da te stesso, va nel mondo, fa tutto ciò di cui sei capace per renderlo migliore, adoperati per conservare buone e belle le cose vecchie e per crearne delle nuove. Il lavoro accompagnato dalla preghiera è sempre creativo, è sempre una creazione di cultura. Esso non solo cambia il mondo ma contribuisce anche allo sviluppo integrale, cioè spirituale e corporale della persona. Il lavoro creativo rende più bello il mondo e più felice l’uomo, perche serve alla sua salvezza. Il poeta polacco del secolo scorso, C. K. Norwid, scrisse: «Il bello è per entusiasmare al lavoro, e il lavoro è per risorgere». Staccato dalla preghiera, il  lavoro degenera in un andirivieni di uomini indaffarati che producono senza fine tanti oggetti senza preoccuparsi se sono belli e buoni per aiutare l’uomo a risorgere. Staccata dal lavoro, la preghiera rischia invece di diventare sterile quietismo spirituale, indifferenza ai bisogni delle altre persone e alle esigenze del mondo. Chiuso nella preghiera staccata dal lavoro, l’uomo finisce in una vita spirituale disincarnata, cioè sterile. L’individualismo e lo spiritualismo danno inizio alla crisi delle relazioni interpersonali e, quindi, alla crisi di ogni tipo di comunità, quali sono ad esempio il matrimonio, la famiglia, le amicizie, la nazione. Queste crisi rovinano di conseguenza la società e l’Europa e indeboliscono la Chiesa stessa. [Ludmilla Grygiel, San Benedetto il primo Europeo, Ed. Cantagalli].

  1. Rimane una domanda finale: quale alternativa può essere proposta? […] Ciò che è richiesto in primo luogo da questa critica non è un nuovo sistema economico, ma una ‘nuova’ antropologia. Questa antropologia richiede una trasformazione radicale (da radix, radice) dell’economia di mercato nella sua dominante versione liberale, ma soltanto come segno e espressione di una pervia trasformazione di noi stessi nelle relazioni che più profondamente ci definiscono. […] Possiamo e dobbiamo [..] cominciare precisamente dove siamo, qui e ora, e dall’interno della nostra realtà concreta. Tutti noi siamo in diversi modi ‘aventi’, produttori e consumatori. Ciò che dobbiamo fare prima di tutto è prestare maggiore e più paziente attenzione a Dio, alla famiglia, alla nostra comunità civile locale, alle cose della natura. Tutti questi rapporti raggiungono il cuore del nostro essere creature. Soltanto questa attenzione orienta il nostro amor proprio verso l’amore altro-centrico. [David Schindler, L’ordine dell’amore. Le società occidentali e la memoria di Dio, trad. it., Ed. Lindau, 2011].
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Ad maiorem Dei gloriam et socialem

Emmanuel-Gen Rosso.

venerdì 31 marzo 2017

martedì 28 febbraio 2017

venerdì 13 gennaio 2017

La libertà di Beppe Grillo marcia solo a senso unico

Risultati immagini per bruno fasani
don Bruno Fasani


IN PUNTA DI SPILLO di Bruno Fasani
Sappiamo bene che per Beppe Grillo lo spazio del web è qualcosa di simile al liquido amniotico, insomma l’humus vitale in cui è stato concepito e poi portato alla luce il Movimento 5 Stelle. Di più, gli spazi web sono diventati il suo supermercato, la pompa della benzina, la bombola ad ossigeno, il digestivo Antonetto, le gocce di Guttalax… ed anche il bancomat. Eppure va dato atto che l’intuizione di fondo, quando tutto si era messo in moto, non era neppure tanto male. Nell’epoca del digitale, anche la democrazia doveva fiorire dalle tastiere di un computer. Tanti Pc tante opinioni, tante opinioni tanti politici. O almeno l’impressione era che dalla spirale della comunicazione virtuale, tutti si sentissero padroni del giocattolo, ossia del potere e delle istituzioni. Poi, vabbé, a tutto c’è un limite. Deve averlo pensato anche il buon Beppe, sempre dietro il palcoscenico a tirare le fila e a mettere in riga quanti fossero tentati di uscire dal gregge. Sul web si discutevano le scelte calate dall’alto, sul web si sceglievano i candidati, sul web si correggevano gli indocili… una sorta di nuovo monte Sinai, dal quale il redivivo Mosè proclamava i comandamenti al nuovo popolo del Grillo.
Forse neppure lui pensava però che la cultura digitale, così come si presta a prendere a cazzotti, altrettanto rischia di beccarsi qualche montante. Erano bastate le prime defaillance, Pizzarotti da Parma, le firme false di Palermo, i disastri della Raggi a Roma per far gridare al fondatore contro il complotto dei media. Lui poteva insultare a destra e manca, tenere i comizi in contemporanea al discorso di fine anno del presidente Mattarella, fare lo spacca sassi, quello della politica della denuncia, che rende tanto in termini di consenso, come un nuovo Sai Baba che materializza gioielli quando apre bocca. Ma a farlo imbestialire nei giorni scorsi è stato l’intervento di Pitruzzella, presidente dell’Antitrust, il quale in una intervista ha sostenuto che la “post-verità”, ossia le bufale lanciate in rete, non solo costituiscono una minaccia alla democrazia in quanto finalizzate ad intercettare il populismo e gli umori della gente, ma anche auspicato che vengano istituiti organismi di vigilanza in grado di controllare ed eventualmente sanzionare i trasgressori. Apriti cielo. Tanto è bastato a Grillo per parlare di “nuova Inquisizione”, dando dei “rosiconi” a quanti parlano di post-verità, ossia notizie senza capo né coda. Ma di cosa ha paura l’Ortottero canterino? Nessuno gli ha mai parlato dell’urgenza di porre dei confini agli esploratori del web, magari quando si consumano dei terribili stalking, quando si pubblicano notizie infamanti, particolari personali scabrosi che hanno portato moltissime persone al suicidio? Nessuno gli ha mai ricordato che una democrazia si regge solo se ha dei doveri accanto ai diritti e quindi anche quello di qualche controllo?